Sun Bear Concerts – Mirco Merlo
Sun Bear Concerts dopo "Concert. Bremen – Lousanne" è a mia avviso la più grande scommessa di Jarrett con il suo pubblico. Con questo monumento per piano solo Jarrett ha sfidato, nel lontano ’77, le cosiddette regole di mercato uscendo con un cofanetto di dieci lp’s ( è in vinile la sua prima versione) che, è inutile sottolinearlo, ha diviso la critica in due fronti: quello che considerò Jarrett megalomane e quello che lo sostenne. Il critico statunitense Conrad Silvert lo accusò addirittura di elitarismo e narcisismo
Sun Bear Concerts ( il nome lo si deve ad un curioso tipo di orso che vive solo in Giappone) raccoglie la registrazione di cinque dei concerti che Jarrett tenne in Giappone nel novembre del ’76 sei mesi dopo la perla Staircase. Quindi in un momento di buona creatività del pianista che, in questo lavoro, sembra riprendere ad ogni nuovo concerto (cinque le diverse località) il filo creativo lasciato in quello precedente. Sembra una lunga suite di circa sette ore. Da notare che nella versione in vinile non compare il disco dedicato ai bis che invece appare in cd con il titolo di Encore.
La musica esce naturale in questi concerti, senza forzature, a tratti con flessioni quasi minimaliste (come ha fatto notare anche Eicher) in quei momenti dove le note si susseguono in maniera ripetitiva, martellante.
Delle cinque serate quella che apprezzo di più è senz’altro Osaka.
Forse il più tranquillo e meditativo, quello che più di tutti mi ricorda la bellissima Part IIc di Koln Concert. Jarrett inizia con un lavoro molto articolato di accordi con la mano sinistra mentre con la destra esegue un tema molto dolce rafforzato da quelle che vengono chiamate note di abbellimento. Note ( scritte negli spartiti in piccolo) suonate molto velocemente e che arricchiscono il brano dando una sensazione gradevole. Lunghe scale e la partecipazione vocale del pianista completano questo pezzo che verso la metà cambia impronta per ritornare nei propri passi nel finale.
Sun Bear Concert non è un’opera esagerata, ma è come tutti i lavori di Jarrett un’opera da avere e da ascoltare con molta devozione. Ancora oggi ( la mia copia in vinile è stata acquistata nel ’80) scopro nuove sfumature, nuovi accordi e sebbene possegga anche la versione in CD quella in lp’s è la versione che ascolto più volentieri.
Sono ancora un nostalgico amante del buon vecchio vinile.
Mirco Merlo
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