At The Blue Note – Mirco Merlo
Il Blue Note è sicuramente, con il Birdland, il tempio del jazz-live nella citta di New York. Nel ‘ 94 Jarrett vi si propone con lo Standards trio per tre serate; venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 giugno. L’evento è di notevole importanza e, come al solito, Eicher ed i suoi tecnici registrano le tre serate. L’anno seguente esce il poderoso cofanetto di sei cd Keith Jarrett at the Blue Note. The complete recordings.
Trentotto brani suddivisi in sei cd per un totale di sette ore di splendida musica sempre ad altissimi livelli.
I pezzi suonati sono tutti arcinoti e ce nè per tutti i gusti. Dall’osannato Autumn Leaves, all’ellingtoniano Things ain’t what used to be, dal collaudatissimo Straight no chaser al bellissimo Oleo di Rollins, da In your own sweet way di Brubeck alla bellissima How deep is the ocean.
Ci sono anche dei doppioni come nel caso di Things ain’t what used to be, Partner e No lonley night dello stesso Jarrett. Ma perche la scelta di questi doppioni?
Jarrett ha spiegato che ogni sua interpretazione è una cosa nuova, una nuova avventura. Non ripropone due brani mai alla stessa maniera, ma sempre con intensità diversa, con una nuova improvvisazione rimettendoli quindi a nuovo ogni volta. Non sempre comunque agli stessi alti livelli.
Come nel caso di Things ain’t what used to be il bellissimo blues di Duke Ellington.
E’ stato proposto dal trio nella prima e nella seconda serata. Mantenendo la stessa durata del pezzo il trio lo ha proposto in due versioni completamente diverse. Nella prima Jarrett è molto pacato, tranquillo ed espone il tema portante, che è poi l’introduzione, in maniera molto fluida. Dopo una manciata di accordi del piano il basso di Gary si fa appena sentire che ecco,con una rullata, entrare in gioco DeJohnette. Inizia un classico giro di blues che prosegue sulla stessa onda quasi fino alla fine, e solo il batterista sembra voler dare vita al brano picchiando un po’ di più del dovuto su un blues così scontato. Ma l’assolo di Gary riporta tutto alla tranquillità iniziale. E’ nel finale di quest’ultimo che Jack, dopo una serie di accordi del pianista, prende in mano le redini del pezzo con piglio swingante e cerca di alzare l’umore di un brano così bello. Ma Jarrett sembra non gradire ed appena se ne presenta l’occasione conclude il pezzo.
Nella seconda versione invece il blues sembra uscire dai pori della pelle dei tre. E’ semplicemente travolgente. Jarrett inizia alla grande con un’introduzione più che mai generosa, dentro c’è blues, ragtime, barrelhouse…..e poi arriva DeJohnette che sfoga lo swing soppresso nella versione della prima serata.
Anche l’assolo di Gary Peacock è più ricco, brioso. Più bello!
Ecco quindi due versioni completamente diverse dello stesso brano suonate da Jarrett, come ho già detto, con due stati d’animo diversi. A voi la scelta della versione che vi ispira di più.
No lonely night è il secondo dei tre pezzi proposti in due diverse serate. Nella prima e nella terza.
La scuola di Bill Evans in questo pezzo si fa sentire in tutta la sua influenza.
E’ un brano molto soft (se mi si consente il termine) supportato dal batterista che crea un’atmosfera rarefatta lavorando con le bacchette da timpani nei piatti e con le spazzole in supporto all’assolo di contrabbasso. Immagino la sala avvolta da un religioso silenzio attenta a non disturbare la magica atmosfera creata dal trio.
In questo caso la differenza tra le due versioni non è così evidente come nel caso precedente, a tratti è persino impercettibile.
Altri brani degni di nota sono sicuramente Autumn leaves, con un’intro per piano solo più lungo di quelli sentiti finora ( oltre quattro minuti) e con una durata totale del brano di quasi mezz’ora. Oleo del grande Rollins è veloce e swingante mentre la bellissima Skylark rievoca ancora una volta l’influenza di Bill Evans. Che dire di Straight, no chaser ? Dopo una veloce introduzione che ci fa riconoscere il pezzo, Keith parte in picchiata con un’improvvisazione supportata dai famosi gemiti jarrettiani che durano fino alla brusca conclusione del brano.
Non è comunque un compito semplice scegliere o escludere brani da un cofanetto così ricco di emozioni. Come ho già avuto modo di scrivere, ogni brano di Jarrett è una storia a sè. E va ascoltata ogni volta con spirito diverso.
Mirco Merlo
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