Keith Jarrett (Allentown, 8 maggio 1945) è un pianista, clavicembalista e compositore statunitense.

La sua carriera inizia con Art Blakey, Charles Lloyd e Miles Davis. Fin dai primi anni settanta riscuote grande successo nel jazz e nella musica classica, come capo formazione e come solista. La sua tecnica d’improvvisazione pianistica abbraccia, oltre al jazz, diversi generi musicali: in particolare, musica classica, gospel, blues e musica etnica.


Indice

 

I primi anni

KeithJarrett

Nato da una famiglia multietnica, originaria dell’Ungheria, Keith è il maggiore di cinque fratelli. In famiglia, sin da piccolo, respira aria di musica. La nonna paterna suona il pianoforte ed una zia lo insegna, mentre il padre, che a causa della Grande Depressione non è riuscito ad avere una buona educazione musicale, è ugualmente un grande appassionato. La madre, dal canto suo, fin da piccola ha studiato musica ed ha avuto modo di cantare in alcune orchestrine locali. Keith Jarrett inizia a prendere lezioni di pianoforte all’età di tre anni e si esibisce nel primo concerto a nove. Dai dodici anni in poi suona come professionista.

Si trasfersce al Berklee di Boston e ottiene una borsa di studio per studiare alla prestigiosa cattedra di Nadia Boulanger a Parigi (la stessa cui si rivolse anche Astor Piazzolla), ma, appoggiato dalla madre, declina cortesemente. Si trasferisce a New York, esibendosi al rinomato Village Vanguard. Suona con il clarinettista Tony Scott, un italo-americano geniale e sfortunato, che aveva suonato anche con Billie Holiday. Successivamente Jarrett è con Art Blakey nei Jazz Messengers, l’università della musica più radicalmente nera mai esistita. Fra i messaggeri Jarrett coltivò quel gusto per il gospel e il blues che non lo abbandonò mai più. Era il dicembre 1965 e Jarrett aveva 20 anni.

Tre mesi dopo lo si ascolta nel quartetto di Charles Lloyd, un gruppo importante, che raccolse molti consensi, e in cui Jarrett incontrò un batterista, allora giovanissimo anche lui, destinato a incrociarsi in modo fondamentale con la sua carriera, Jack DeJohnette. Jarrett in quel quartetto matura definitivamente, tanto che decide di lasciare Lloyd e di fondare il suo trio con Charlie Haden, icona del contrabbasso free, e Paul Motian, batterista passato per il trio di Bill Evans. Il primo album che vede Jarrett nel ruolo di leader, Life Between the Exit Signs (1967), viene pubblicato in questo periodo dall’etichetta Vortex, seguito da Restoration Ruin (1968), che è probabilmente la più bizzarra delle creazioni dell’artista. Un altro album, Somewhere Before, venne pubblicato nel 1968 per l’etichetta Atlantic.


 

Miles Davis

Live Evil

Quando il quartetto di Charles Lloyd si sciolse, a Jarrett fu proposto di entrare a far parte del gruppo di Miles Davis, dopo che Davis ebbe ascoltato Jarrett in un club di New York. Durante la militanza nel gruppo di Davis, Jarrett suonò il piano elettrico e l’organo elettrico, in alternanza con Chick Corea; dopo l’uscita di scena di Corea, suonò entrambi gli strumenti contemporaneamente. A dispetto dell’antipatia di Jarrett per la musica elettronica e gli strumenti elettronici, egli volle rimanere per la stima che nutriva per Davis e per la volontà di lavorare con DeJohnette. Jarrett suona in tre album di Davis: Miles Davis at Fillmore: Live at the Fillmore East, The Cellar Door Sessions (registrato il 16-19 dicembre 1970 in un club a Washington, D.C.) e Live-Evil, composto per lo più da registrazioni rimaneggiate di The Cellar Door Sessions. Inoltre suona l’organo elettrico in Get Up With It; il brano in cui suona, Honky Tonk, è una variante di una traccia presente in The Complete Jack Johnson Sessions.

Album di Miles Davis in cui Jarrett è presente:

  • Miles Davis at Fillmore: Live at the Fillmore East* (1970, 2 LP – registrato in quattro successivi concerti al Fillmore East nel giugno 1970. Da non confondere con Live At The Fillmore East (7 Mar 1970): It’s About That Time (2 CD, 2001 – registrato nel marzo 1970) – al quale Jarrett non prende parte)
  • Live-Evil (1970)
  • Get Up With It (1974)
  • Directions (1980 – contiene registrazioni precedentemente non rese pubbliche del periodo 1960′ e 1970′)
  • The Columbia Years: 1955-1985 (1990 – un’antologia; annovera tracce inedite del sopra citato album Jack Johnson)
  • Miles Electric: A Different Kind of Blue* (2004, DVD – esibizione del 1970 all’Isle of Wight Festival)
  • The Cellar Door Sessions (1970) (2005 – versione integrale del concerto da cui sono state estratte le tracce live di Live-Evil)

Le registrazioni seguite da un asterisco includono Chick Corea al piano elettrico.


 

Quartetti del 1970

Mysteries

Dal 1971 al 1976 Jarrett aggiunse il sassofonista Dewey Redman al preesistente trio con Haden e Motian. Il Quartetto Americano venne spesso integrato con un percussionista addizionale, come Danny Johnson, Guilherme Franco, Airto Moreira e, sporadicamente, il chitarrista Sam Brown. I componenti si prestano a suonare una varietà di strumenti: spesso si può ascoltare Jarrett al sax soprano o alle percussioni, Redman alla musette e Motian e Haden su diverse tipologie di percussioni. Haden produce una varietà di suoni pizzicati e percussivi con il basso acustico, anche filtrandolo con il wah-wah nella traccia Mortgage On My Soul dell’album Birth. Il gruppo pubblicò per le etichette Atlantic Records, Columbia Records, Impulse! Records and ECM.

Gli album del gruppo includono:

  • Birth, El Juicio and The Mourning of a Star (1971, Atlantic Records – registrati in un’unica sessione, sebbene Redman non compaia nell’ultima)
  • Expectations (1972 – album ambizioso e poliedrico, caratterizzato da escursioni rock della chitarra di Sam Brown e da arrangiamenti per corde e ottoni)
  • Fort Yawuh (1973 – registrazione live al Village Vanguard a New York; il primo album per l’etichetta Impulse!)
  • Backhand (1974)
  • Treasure Island (1974)
  • Death and the Flower (1974)
  • Shades (1975)
  • Mysteries (1975)
  • Eyes of the Heart (1976)
  • The Survivor’s Suite (1976)
  • Byablue (1976)
  • Bop-Be (1977)

 

Gli ultimi due album, entrambi pubblicati per l’Impulse!, mettono in risalto principalmente le composizioni degli altri membri della band, al contrario degli altri album, in cui prevalgono le composizioni di Jarrett. Le composizioni di Jarrett conferiscono a questo gruppo un’impronta sonora ben definita. La loro musica è una coinvolgente amalgama di free jazz, post bop, gospel e improvvisazioni di carattere mediorientale.

Negli ultimi anni settanta, in concomitanza al Quartetto Americano, Jarrett guidò il Quartetto Europeo, che pubblicò per l’ECM, composto dal sassofonista Jan Garbarek, dal bassista Palle Danielsson e dal batterista Jon Christensen. Pubblicò, tra gli altri:

  • Belonging (1974)
  • Personal Mountains (1979, live)
  • My Song (1978)
  • Nude Ants (1979 – live al Village Vanguard a New York)

 

Lo stile di questa formazione è simile a quello del Quartetto Americano, ma molte delle peculiarità d’avanguardia e Americana sono sostituite dalle influenze della tradizione musicale europea che caratterizzano gli artisti ECM di ogni epoca.


 

Solo piano

Solo Piano

Il primo album di Jarrett per l’ECM, Facing you, è di solo piano, registrato in studio. Altri dischi vennero registrati con la stessa modalità nella sua carriera, inclusi Staircase (1976), The Moth and the Flame (1981), e The Melody At Night, With You (1999). Book of Ways (1986) è una registrazione studio di clavicordo solo.

Gli album in studio sono stati accolti con discreto successo, ma a partire dal 1973 Jarrett si esibì in concerti completamente improvvisati, le cui registrazioni lo hanno reso uno degli artisti jazz di maggior successo commerciale. Tra gli altri, ricordiamo gli album:

  • Solo Concerts: Bremen/Lausanne (1973)
  • The Köln Concert (1975 – uno degli album più venduti nella storia del jazz)
  • Sun Bear Concerts(1976 – cinque concerti giapponesi)
  • Concerts (Bregenz / München) (1981 – inizialmente pubblicato in 3 LP, solo il concerto di Bregenz è incluso nella versione CD. Il concerto di Monaco di Baviera (più di un’ora e mezza di musica) non è stato ancora pubblicato su CD, eccezion fatta per una sezione di dieci minuti nella collezione :rarum, supervisionata dallo stesso Jarrett. Stando al sito ufficiale della ECM, è prevista una riedizione)
  • Paris Concert (1988 – 38 minuti di un’improvvisazione dalle sonorità tipicamente classiche, seguiti dalla rielaborazione di un brano del pianista Russ Freeman, e un blues)
  • Vienna Concert (1991 – secondo Jarrett, la più raffinata delle sue improvvisazioni)
  • La Scala (1995 – la prima volta che il teatro milanese ha accolto un solista non classico)

 

Jarrett ha argomentato che le sue migliori esibizioni si sono originate nelle occasioni in cui partiva privo di preconcetti su cosa stava per suonare. Un forse apocrifo – ma parimenti esemplificativo – racconto di un episodio simile vuole Jarrett immobile al pianoforte per diversi minuti, senza suonare; mentre il brusio del pubblico cresceva in maniera allarmante, dai palchi qualcuno gridò “Re diesis!”, al che Jarrett rispose “Grazie!” e si tuffò in un’improvvisazione a grande velocità.

Un altro dei suoi concerti in piano solo, Dark Intervals (1987, Tokyo), non ha la forma di un’improvvisazione libera, a motivo della brevità dei pezzi. Si può considerare una suite di brevi composizioni, sebbene ciascuna di esse sia rigorosamente improvvisata. Inoltre, manca quella componente jazz che pervade gli altri concerti.

Jarrett ha sofferto di quella che venne diagnosticata come una sindrome da fatica cronica alla fine degli anni novanta, e fu costretto al confino nella sua casa per lunghi periodi di tempo. Solo di recente ha compiuto buoni progressi verso una completa guarigione ed ha registrato un nuovo album, The Melody at Night, With You. Contrariamente alle sue precedenti modalità di lavoro, in questo album suona il piano da solo, non con pezzi classici o completamente improvvisati, ma piuttosto con vecchie canzoni e standard.

Dal 2000 ha ripreso ad esibirsi, da solo o con lo Standards Trio. Radiance (2002) riporta la registrazione di un concerto ad Osaka ed estratti di un concerto a Tokyo, pubblicato in versione integrale nel DVD Tokyo Solo (2006). A differenza degli altri concerti, in cui l’improvvisazione si sviluppava ininterrotta per 30-40 minuti, i concerti del 2002 consistono di una serie di brevi improvvisazioni (alcune della durata di un minuto e mezzo, altre di quindici o venti minuti).

Nel settembre 2005 alla Carnegie Hall Jarrett si è esibito nel primo concerto di solo piano in Nord America dopo circa dieci anni, pubblicato l’anno successivo in un doppio album, The Carnegie Hall Concert.


 

Trio Standards

Trio Standards

Nel 1983 nasce il cosiddetto Trio Standards, ovvero l’incontro di Jarrett con il contrabbassista Gary Peacock ( coinvolto in mille avventure del jazz più creativo e meno conservatore, da Bill Evans a Don Cherry, da Steve Lacy a Paul Bley) e con DeJohnette. In quell’anno Jarrett propone al bassista Gary Peacock e al batterista Jack DeJohnette di registrare un album di standard jazz, intitolato semplicemente Standards, Volume 1. Fanno seguito immediatamente Standards, Volume 2 e Changes, registrati nella medesima sessione. Il successo di questi album e il conseguente tour del gruppo consacrarono questo nuovo Standards Trio nella rosa delle formazioni jazz storiche.

Il trio è un piccolo miracolo di equilibrio e creatività, di ispirazione e di perfezione formale. Forse il vero grande erede del trio Bill Evans – Scott La Faro – Paul Motian, ovvero il trio pianistico per eccellenza. Ne viene fuori, nel corso di più di tre lustri, una collezione di dischi superbi, incluso il monumentale cofanetto di sei cd registrato nel 1994 al Blue Note, il tempio del jazz newyorkese.

Il trio ha registrato numerosi album live e studio, nei quali rivisitano pezzi del repertorio jazz. Citano Ahmad Jamal come principale ispiratore, per il suo uso di linee melodiche e multitonali. Alcuni degli album realizzati sono qui elencati:

  • Changes (gennaio 1983 – album studio)
  • Standards, Vol. 1 (gennaio 1983 – album studio)
  • Standards, Vol. 2 (gennaio 1983 – album studio)
  • Standards Live (luglio 1985 – album live)
  • Still Live (luglio 1986 – album live)
  • Changeless (ottobre 1987 – registrazione live)
  • Standards in Norway (ottobre 1989 – album live)
  • Tribute (ottobre 1989 – registrazione live, si compone di tributi ad artisti jazz rappresentativi ad essi collegati)
  • The Cure (aprile 1990, album live)
  • Bye Bye Blackbird (ottobre 1991 – album studio, tributo a Miles Davis)
  • At the Blue Note (6 CD, giugno 1994 – album live)
  • Tokyo ’96 (marzo 1996 – album live)
  • Whisper Not – Live in Paris 1999 (luglio 1999 – album live)
  • Inside Out (luglio 2000 – album live. Improvvisazioni)
  • Always Let Me Go (2 CD, aprile 2001 – album live. Improvvisazioni)
  • The Out-of-Towners (luglio 2001 – album live)
  • Up for It – Live in Juan-les-Pins, July 2002 (luglio 2002 – album live)
  • My Foolish Heart – Live at Montreux (2 CD, luglio 2001. Montreux Jazz Festival 2001)

 

Il trio ha pubblicato DVD di concerti in Giappone. Ricordiamo:

  • Standards (febbraio 1985 – live)
  • Standards II (ottobre 1986 – live)
  • Live at Open Theater East (luglio 1993 – live)
  • Tokyo 1996 (marzo 1996 – live. Confronta con il CD Tokyo ’96)

 

Il trio ha anche pubblicato rielaborazioni di materiale originale. Ne è un esempio l’album Changeless (1987). Alcuni degli album di standard contengono tracce originali, attribuite a Jarrett ma consistenti in improvvisazioni del gruppo. Gli album live Inside Out (2001) e Always Let Me Go (2001) segnalarono un rinnovato interesse del trio per l’improvvisazione assoluta. Da questo momento in poi, la comunicazione fra i tre artisti diventa praticamente telepatica e le improvvisazioni raggiungono una complessità tale che i tre strumenti si fondono in un’unica melodia. Il Trio Standard intraprende diversi tour mondiali in diverse sale da concerto (gli unici palchi sui quali Jarrett, noto purista del suono, intende esibirsi).

Da citare l’album At the Deer Head Inn (1992), un album live di standard, con Paul Motian in sostituzione di DeJohnette, registrato nel locale in cui Jarrett ebbe il primo ingaggio. Per la prima volta dai tempi del Quartetto Americano Jarrett e Motian suonano insieme e si rincontrano il batterista e il bassista che hanno collaborato nell’album Trio 64 (1963), di Bill Evans.


 

Musica classica

Jarrett -Petri

Sin dai primi anni settanta Jarrett si dedica alla musica classica, registrando esclusivamente per l’ECM. Da ricordare:

  • In The Light (1973). Collabora il chitarrista Ralph Towner. Si compone di pezzi brevi per solo piano, strumenti a corda e varie combinazioni di strumenti da camera, inclusi un quartetto di corde, un quintetto di ottoni e una composizione per violoncello e tromboni. Questa collezione testimonia l’interesse del giovane compositore per una serie di stili classici, con differenti risultati espressivi.
  • Luminessence (1974) ed Arbour Zena (1975), entrambi alternano frammenti composti per strumenti a corda ad improvvisazioni di musicisti jazz, tra cui Jan Garbarek e Charlie Haden. I cordofoni hanno un suono struggente, contemplativo, tipico dello “stile ECM” degli anni ’70, corroborato dalle appassionate improvvisazioni del sassofono di Garbarek. Sebbene molti appassionati di musica classica considerino questi due album poco rappresentativi, va tenuto presente che l’impegno di Jarrett era volto a creare una fusione tra musica scritta e improvvisata, piuttosto che a scrivere musica prettamente classica. I suoi lavori successivi abbandoneranno alcuni sperimentalismi.
  • Ritual (1977- registrato da Dennis Russell Davies, risente delle improvvisazioni di Jarrett)
  • The Celestial Hawk (1980) è una composizione per orchestra, percussioni e piano. Eseguito dalla Syracuse Symphony Orchestra, direttore Christopher Keene, Jarrett al pianoforte. Il maggior contributo di Jarrett come compositore classico.
  • Bridge of Light (1993) l’ultimo album di composizioni classiche di Jarrett. L’album contiene tre pezzi per solista e orchestra e uno per violino e piano, composti dal 1984 al 1990.

 

Nel 1995 l’etichetta Music Masters Jazz pubblicò un CD nel quale Jarrett suona la parte di piano solo in Lousadzak, un concerto di pianoforte del compositore americano Alan Hovhaness. Conduce Dennis Russell Davies.

Oltre al suo lavoro di compositore classico, Jarrett ha anche pubblicato album di musica classica per la collana New series della ECM. Tra i più importanti:

 

Nel 2004 Jarrett ha vinto il premio musicale Léonie Sonning. Il prestigioso premio è normalmente associato a musicisti di musica classica e a compositori, e in precedenza è stato assegnato ad un solo musicista jazz: Miles Davis. La prima persona a ricevere tale premio fu, nel 1959, Igor Stravinskij.


 

Altre opere

Ruta and Daitya

Jarrett suona anche il clavicembalo, il clavicordo, l’organo, il sassofono soprano, la batteria e molti altri strumenti. Suonò spesso il sassofono e vari tipi di percussioni nel Quartetto Americano, ma a partire dallo scioglimento del gruppo non suonò spesso strumenti diversi dal pianoforte acustico. Nella maggioranza degli album degli ultimi venti anni ha suonato solo il piano acustico. In un’occasione ha dichiarato il suo rammarico per aver smesso di suonare il sassofono. Alcuni degli altri album di Jarrett, molti dei quali testimoniano la sua versatilità, sono:

  • Gary Burton & Keith Jarrett (1971 – Burton viene citato per primo, ma tutte le composizioni meno una sono di Jarrett. Jarrett suona anche il piano elettrico)
  • Ruta & Daitya (1972 – dopo aver condiviso l’esperienza con Davis, Jarrett e DeJohnette registrano questo album di duetti. Oltre al pianoforte acustico, Jarrett suona il piano elettrico e l’organo elettrico, l’unica volta in cui utilizza questi strumenti in un album dell’ECM)
  • Hymns/Spheres (1976 – improvvisazioni sull’organo del diciottesimo secolo dell’abbazia benedettina di Ottobeuren)
  • Invocations/The Moth and the Flame (1981 – registrazione dello stesso organo di Hymns/Spheres; Jarrett improvvisa al sassofono all’interno dell’abbazia, estremamente risonante)
  • Spirits (1986 – Jarrett suona diversi tipi di fiati)
  • Spheres (1986 – edizione digitale e ridotta di Hymns/Spheres)

 

Alcuni album rappresentano momenti fondamentali della carriera di Jarrett:

  • Foundations (2 CD – le prime esibizioni, dai Jazz Messengers, passando per Charles Lloyd fino al trio con Haden e Motian)
  • The Impulse Years, 1973-1974, gli album Fort Yawuh, Treasure Island, Death and the Flower e Backhand.
  • Mysteries: The Impulse Years, 1975-1976, gli album Shades, Mysteries, Byablue e Bop-Be.
  • Silence (1977), rimasterizzazione digitale di Byablue e Bop-Be, salvo l’omissione di tre tracce.
  • Works, compilation edita dall’ECM, copre gli anni 1972 – 1981.
  • :rarum, (2 CD, ECM – brani selezionati da Jarrett, con lo scopo dichiarato di mettere in evidenza album (Spirits, Book of Ways, le improvvisazioni di organo) a suo parere trascurati, rispetto ai celebri lavori con il Quartetto Europeo, il Trio standard, e i concerti di solo piano.

 

Dopo aver lasciato Davis, Jarrett non farà spesso da sideman, tuttavia compare in album di altri artisti, tra cui:

  • Paul Motian: Conception Vessel (1972)
  • Airto: Free (1972)
  • Freddie Hubbard: Sky Dive (1972)
  • Kenny Wheeler: Gnu High (1975)
  • Charlie Haden: Closeness (1976)
  • Scott Jarrett: Without Rhyme or Reason

 

 

(rielaborazione da Wikipedia)